Quando vediamo qualcuno che riceve una multa, o ci cade l’occhio su una contravvenzione sul parabrezza di un’auto parcheggiata male, proviamo un immediato moto di soddisfazione. Ci rassicura.
“Guarda dove si è infilato quello! Così impara a parcheggiare in doppia fila!”

Per la stessa ragione, quando vediamo qualcuno avere un comportamento particolarmente scorretto in auto (che so, guidare a zig-zag guardando il cellulare…), ci diciamo “ma dove sono i vigili quando servono?”, e auguriamo al trasgressore un rapido incontro con una pattuglia.

Insomma, siamo dei bravi e consapevoli cittadini che amano l’ordine e la disciplina, ben coscienti del fatto che la polizia stradale serve per impedire e disincentivare le modalità di guida e di parcheggio pericolose o d’intralcio agli altri utenti, cioè noi.

Quando capita a noi

Ne consegue che quando siamo noi a fare qualche “marachella”, dovremmo accettare di buon grado la multa, sapendo che quella tirata d’orecchi è fatta per il bene di tutta la comunità, di cui facciamo parte.
Invece no.

Quando scopre il fatidico foglietto sventolare lieto sul nostro parabrezza, il cittadino modello fa immediatamente posto al fricchettone anarcoide, libertario e tollerante al massimo sulle debolezze umane: “ma suvvia! Per dieci minuti di ritardo!”, “Andavo di pochissimo sopra il limite!”, e così via.
Incredibilmente, la nostra percezione della necessità di controlli e sanzioni, così gratinica  pochi istanti prima, si sgretola in un attimo, e ci ritroviamo a insultare mentalmente colui che ci ha comminato la contravvenzione, augurandogli eczemi e orticarie a go-go.

Empatia e contravvenzioni

Forse il problema è che non riusciamo a immedesimarci negli altri, ma pretendiamo che tutti si immedesimino in noi. O magari che non vediamo i nostri comportamenti scorretti, ma solo quelli altrui.

Quale che sia la causa, non è un atteggiamento sano, né consapevole.

Conoscerlo e ammetterlo con se stessi è il miglior modo per lavorarci su… e accettare di buon grado che le regole ci sono.

Dobbiamo cercare di rispettarle e, se le riteniamo ingiuste, lottare per cambiarle, prendendo atto nel frattempo che in caso contrario saremo sanzionati: questo è il primo passo per aumentare il nostro senso civico.

E di senso civico, in un paese come il nostro, non ce n’è mai abbastanza.

SmanApp: siamo tutti sulla stessa strada!